Alexei Navalny, leader del partito Russia del Futuro e recente vittima di un tentativo di avvelenamento con l’agente nervino Novichok, è tornato il 17 gennaio a Mosca, dove è stato immediatamente arrestato all’aeroporto Sheremetyevo con l’accusa aver violato gli obblighi di una precedente sentenza detentiva.

I leader internazionali, ritenendo questa accusa infondata, hanno chiesto il rilascio di Navalny e hanno pubblicamente incolpato Putin di aver preso di mira l’ennesimo attivista dell’opposizione governativa. Alimentate da queste accuse, le tensioni tra l’Unione Europea e la Federazione Russa continuano a crescere. Gli stati baltici, membri della UE, premono per rinnovare le sanzioni, ma i loro appelli per assumere una linea più dura contro il Cremlino non si concretizzeranno senza il sostegno di Germania e Francia. 

A seguito dell’arresto di Navalny, grandi proteste per la sua liberazione sono scoppiate in diverse città russe. Le proteste hanno portato a oltre 3.000 arresti, tra cui la moglie di Navalny, Yulia Navalnya. Con decine di migliaia di cittadini riuniti in città che vanno da Mosca alla piccola città di Yakutsk nella Siberia orientale, molti sono fiduciosi che Putin non potrà più affermare di non sapere chi sia Navalny. L’UE deve ancora votare su ulteriori sanzioni da imporre alla Russia, ma Navalny ha presentato una nuova denuncia alla Corte europea dei diritti dell’uomo per il rifiuto del governo russo di aprire un’indagine sul suo avvelenamento. 

Il 20 di agosto, Navalny si è sentito inaspettatamente male durante il suo volo di ritorno in Russia dopo una campagna in favore dei politici dell’opposizione a Putin in Siberia, e poco dopo è entrato in coma. È stato immediatamente trasportato in aereo al Charite Hospital di Berlino, in Germania, dove ha trascorso i successivi cinque mesi in convalescenza. I laboratori in Germania, Francia e Svezia, nonché l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche all’Aia, hanno ora confermato che Navalny è stato avvelenato con l’agente nervino Novichok.

Il Novichok, originariamente sviluppato dall’Unione Sovietica negli anni ’70 come arma chimica, è stato la causa di una serie di misteriose malattie e persino delle morti di molti critici di Putin. Christo Grozev, un ricercatore bulgaro che lavora a Vienna, ha anche presentato prove che confermano che Navalny era stato seguito da una squadra del servizio di sicurezza federale russo per 40 voli prima dell’avvelenamento.

Nonostante le crescenti critiche dell’UE e la base interna di sostenitori sempre più forte di Navalny, la persecuzione dell’attuale governo russo contro le voci dell’opposizione non ha ancora avuto alcune ripercussioni legali. Come entrano in gioco le leggi internazionali in difesa dei diritti umani quanto esistono questi attriti politici? Quali diritti hanno Navalny e i suoi alleati? E soprattutto, possono davvero fare la differenza?

La Russia detiene il secondo maggior numero di violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) nonostante sia uno dei firmatari più recenti della Convenzione. La Federazione Russa ha ratificato la sua adesione alla CEDU nel 1998 sotto la presidenza Eltsin. Mentre alcuni sostengono che la sua adesione alla Convenzione sia stato un passo nella giusta direzione e sottolineato l’importanza dei diritti umani fondamentali dei suoi cittadini, altri, tra cui non ultimo Navalny, non sono d’accordo. Tale scetticismo è stato rafforzato dalla palese persecuzione dei rivali politici.

I cittadini degli Stati membri della CEDU, come Navalny, hanno l’opportunità di presentare cause contro i loro paesi dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo. Navalny, infatti, ha vinto una causa CEDU contro la Russia nel 2018 a causa di violazioni dei diritti umani di cui è stato nuovamente vittima. Il 94,5% delle cause intentate contro la Federazione Russa tra il 1998 e il 2019 sono sfociate in una sentenza che ha riscontrato almeno una violazione della CEDU. La Turchia, l’unico Stato membro della CEDU con più violazioni della Russia, ha visto solo l’88,4% delle sentenze contro il suo governo essere confermate come violazioni della Convenzione. 

Dato che Navalny si è già presentato una volta di fronte alla Corte di Strasburgo, è chiaro che le sentenze della Corte internazionale possono arrivare solo fino a un certo punto. Anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha chiesto direttamente al governo russo di avviare indagini sull’avvelenamento di Navalny, ma senza successo. 

Sebbene sia improbabile che la legge CEDU fornisca risultati sulla base del proprio potere coercitivo, crea comunque pilastri attorno ai quali attivisti nazionali e critici internazionali possono riunirsi. Un caso della CEDU russa può attirare l’attenzione internazionale. Il Magnitsky Act, una legge approvata negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e nei Paesi baltici che vieta agli autori di violazioni dei diritti umani di entrare nei rispettivi paesi, è stato la conseguenza di eventi che hanno portato a un caso del 2009 alla Corte di Strasburgo. Questi paesi, che hanno ciascuno la propria versione del Magnitsky Act, vietano anche a coloro che violano i diritti umani di compiere attività bancarie o detenere beni nei loro territori. L’Unione Europea sta attualmente lavorando per attuare la propria versione della legge Magnitsky.

Sergei Magnitsky era un revisore fiscale russo, il quale venne a sapere che una notevole somma di denaro proveniente dalle tasse che passava attraverso il suo fondo di investimento era stata dirottata a funzionari governativi. Dopo aver riferito le sue scoperte, Magnitsky è stato arrestato per due accuse di frode fiscale aggravata nel 2008. 

Nel novembre del 2009, è stato trovato morto in prigione. La polizia penitenziaria russa ha riferito che il giorno della morte, Magnitsky è diventato aggressivo, nonostante fosse gravemente malato, e che fu necessario trattenerlo con l’uso di manette e manganello. Gli attivisti e i gruppi di opposizione, invece, affermano che è stato picchiato a morte. 

Alexei Navalny è attualmente detenuto alla Matrosskaya Tishina, la stessa prigione in cui Magnitsky fu detenuto e dove morì; una dimostrazione agghiacciante del disprezzo di Putin per le trasgressioni passate e un segno premonitore per la sicurezza di Navalny. 

Nonostante la tragedia di Magnitsky abbia attirato l’attenzione internazionale, la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul caso ha avuto un effetto limitato. La Corte si è pronunciata a favore di Magnitsky, ritenendo che il governo russo lo avesse privato, tra le altre leggi della CEDU, dei suoi diritti alla vita, del divieto della tortura e di un giusto processo. 

La Corte ha ordinato al governo russo di pagare alla famiglia Magnitsky 34.000€ di danni. Sfortunatamente, il diritto internazionale europeo poteva fornire solo questa somma e un senso di giustizia per i richiedenti. La sentenza Magnitsky non garantisce però alcun cambiamento strutturale in Russia, e la vita dei futuri attivisti dell’opposizione governativa rimane così in pericolo.

Mentre attendiamo di conoscere il destino di Alexei Navalny, le relazioni tra la Russia e le istituzioni europee ribollono. Benché l’attuale costituzione russa riconosca numerosi organismi di diritto internazionale, Putin ha proposto una serie di atti legislativi per ribaltare qualsiasi sentenza internazionale che potrebbe minacciare il diritto interno. I suoi sforzi per allontanarsi dal diritto internazionale indicano la sua ferma posizione su come vengono trattati i critici del Cremlino in Russia. 

Sebbene la legge europea sui diritti umani possa far avviare una conversazione su Navalny, non è necessariamente in grado di salvargli la vita. I ministri degli esteri dell’UE si stanno attualmente incontrando a Bruxelles con quei paesi confinanti con la Russia che spingono per una risposta chiara e forte alle azioni di Putin,  per discutere nuove sanzioni. L’Europa deve apparire unita se vuole che la sua condanna delle recenti azioni abbia eco a livello globale e rinvigorisca i russi che hanno espresso critiche nei confronti dall’attuale governo Putin. 

Gli sforzi dei legislatori europei e delle figure giudiziarie devono anche trovare riscontro nelle azioni dei leader nazionali e dalle popolazioni europee in generale, che devono chiedersi quanto si sentano a proprio agio a vedere di un paese che nega ai suoi cittadini gli stessi diritti umani che essi ritengono fondamentali.