La Sinistra Europea deve rinnovarsi radicalmente e spingere per un federalismo sociale e un’Europa Progressista

Sembra ieri la sera in cui il neo-eletto Presidente francese Emmanuel Macron ha aperto il suo primo comizio dopo la vittoria alle elezioni del 2017 con l’Inno alla Gioia, mentre le folle sventolavano il Tricolore francese e la bandiera dell’Unione Europea. Ma cosa ne è adesso delle aspirazioni Europeiste di Macron? Il nulla. Macron e il suo partito République En Marche (REM) sono diventati il pilastro del gruppo dell’establishment Europeista guidato da Guy Verhofstadt. Verhofstadt, nonostante la sua retorica, è entrato a far parte della struttura di potere dell’UE senza spingere in maniera decisiva per una agenda federalista. Anche dopo aver registrato un aumento di consenso per il suo Renew Europe (ALDE in precedenza), la Spitzenkandidat di Verhofstadt, Margrethe Vestager, ha di fatto semplicemente conservato il suo precedente incarico come Capo delle politiche di antitrust della UE. Macron, invece, ha protetto gli interessi del suo paese non meno (e a volte anche più) dei suoi predecessori. Per citare un solo evento, gli Italiani ad oggi non possono dimenticare l’incidente di Bardonecchia, ossia quando la polizia francese entrò illegalmente in territorio italiano per effettuare un controllo antidroga nei confronti di un migrante nigeriano prima che potesse passare il confine con la Francia. Questo evento ha evidenziato quanto Macron sia stato ipocrita per quanto riguarda la crisi migratoria, promettendo una soluzione Europea un giorno e lasciando il disastro ai paesi di confine il successivo. Questo schema si è ripetuto in altre questioni politiche centrali. Per esempio, Macron e il suo REM sono ben felici di sedersi nel Parlamento Europeo nello stesso gruppo del partito del Primo Ministro Olandese Mark Rutte, il più instancabile oppositore dei Corona Bond e del Recovery Plan nei recenti negoziati. La tragedia, in tutto ciò, risiede nel fatto che i ‘Macroniani’ credono di essere gli eredi dei Padri Fondatori della UE, ma hanno dimenticato la determinazione di Spinelli di creare un unico governo Europeo che garantisca i diritti sociali e politici di tutti i cittadini.

L’Europa come Necessità

La domanda che dobbiamo porci è perché gli Europei abbiano bisogno degli Stati Uniti d’Europa, e chi sia il soggetto politico più appropriato per costruirli. Come il primo articolo di Arbury Road ha dimostrato, una risposta federalista alla crisi del Coronavirus era l’unica e la più adeguata risposta disponibile. Ma dobbiamo anche essere franchi riguardo il ruolo dell’Europa nell’ordine politico internazionale di oggi. L’Europa è oggi pressoché impotente nella maggior parte delle questioni che coinvolgono il potere e gli interessi di giganti globali come la Cina, gli Stati Uniti e la Russia. E’ nell’interesse di tutti gli Europei che l’Europa si organizzi in direzioni che a queste potenze non piaceranno. Abbiamo bisogno di un esercito unificato, per essere parte della NATO da pari a pari con gli Stati Uniti. Abbiamo bisogno di una politica fiscale unificata, per eradicare la povertà e le disuguaglianze fiscali in tutti gli angoli del continente e incrementare gli investimenti pubblici e la creazione di posti di lavoro. Abbiamo bisogno di un sistema di welfare comune e innovativo, basato su un Reddito Universale di Base che fornisca un minimo garantito di sviluppo sociale ed economico ad ogni Europeo. Questi sono solo esempi (o anche, provocazioni che il magazine analizzerà nel dettaglio nei prossimi articoli), ma il punto centrale è che abbiamo bisogno di un Parlamento UE pienamente sovrano e di un Governo Federale con pieni poteri finanziari, economici e politici. E, di nuovo, Macron e l’establishment Europeo hanno perso di vista queste necessità fondamentali e sono rimasti incagliati nella gestione ordinaria e senza prospettive di una UE che perde legittimità ogni giorno che passa.

L’Idea di uno Stato Federale

L’unico soggetto politico in grado di costruire una nuova Europa Sociale e Federale è una nuova coalizione di Progressisti che si estenda dai Verdi, attraverso il centro-sinistra fino ai federalisti liberali. Solo una tale coalizione possiede gli ideali per rendere il federalismo sociale una realtà. Tuttavia, l’autocritica è fondamentale per creare una nuova Sinistra che parli ai bisogni di tutti i cittadini e smetta di evitare di abbracciare con convinzione il progetto Europeista. Al contrario, soggetti come il centro-sinistra degli S&D hanno commesso importanti errori  negli ultimi 12 anni, inseguendo l’agenda di austerità della Destra, così incoraggiando l’emergere del populismo e dell’Estrema Destra. Preservare la politica contraddittoria di oggi, che prova a portare avanti un Europeismo neo-liberista senza federalismo vorrebbe dire fare un favore ai nemici dell’integrazione Europea, e accrescerebbe ancor di più l’insoddisfazione dei cittadini sotto il regime politico attuale.

Tanto per esser chiari, tutto questo non significa che i Progressisti debbano escludere i liberali e i centristi dal loro progetto federalista. Tutt’altro. I Progressisti devono ridefinire il progetto Europeo e creare una nuova agenda sociale incentrata sui diritti umani e sociali, sul lavoro, e il Green New Deal. Il federalismo, senza progressismo, è un concetto vuoto. Fino ad ora, la UE si è cullata per troppo a lungo sulla sua retorica della ‘pace Europea’ e del ruolo fondamentale del mercato unico nel preservarla. I Progressisti possono e devono iniettare nel progetto Europeo nuove aspirazioni politiche e ideali che mirino a rendere il continente ancora una volta un leader globale su tutti i fronti. I Progressisti hanno una visione perchè vogliono radicalmente ridurre le disuguaglianze economiche e sociali, incrementare l’accesso all’istruzione superiore di qualità, ridurre la disoccupazione e incrementare la qualità di vita di tutti i cittadini, solo per citare alcune aree di intervento. In breve, i Progressisti sono i veri eredi del progetto politico dei Padri Fondatori, personaggi come Spinelli, Schumann, De Gasperi, Monnet ed Adenauer. Dall’altro lato, i liberali sono sotto l’incantesimo della tragica illusione del ‘neo-funzionalismo’, una teoria sociologica secondo la quale dopo l’istituzione del mercato unico UE, uno stato federale emergerebbe automaticamente. Secondo questa teoria, un bel giorno ci sveglieremo e, senza che ce ne accorgessimo, gli Stati Uniti d’Europa verrebbero istituiti ex abrupto. Tutto ciò è pura fantasia, come la crisi del Coronavirus ha dimostrato, e l’Unione potrebbe ora con più facilità disgregarsi piuttosto che integrarsi più profondamente. Per impedire una catastrofe, è necessario agire ora, con convinzione.

Una Strategia per L’Europa

I Progressisti, come detto sopra, hanno gli ideali, ma anche una strategia per il federalismo. I liberali e i centristi combattono i populisti e l’estrema destra nel nome di principii sì importanti ma astratti, come lo Stato di Diritto. I liberali pensano che Orbán, Salvini e Le Pen verrebbero scoraggiati dall’applicare le loro politiche oscurantiste quando i giornali dell’establishment paventano un ritorno del fascismo o l’ascesa di nuovi dittatori. I Progressisti sanno che quello di cui il popolo ha voluto sentir parlare è un nuovo progetto per incrementare la sua ricchezza e i suoi diritti, attraverso una agenda che vada oltre il disaster capitalism dell’Europa del post-2008. Purtroppo, fino ad ora, i Progressisti non sono stati in grado di articolare tale progetto, e hanno lasciato un vuoto di idee e rappresentanza che è stato riempito dall’estrema destra e dal populismo. Ma ora è il momento di recuperare il tempo perduto ed i Progressisti devono reclamare con entusiasmo il ruolo di movimento federalista e spingere per l’applicazione di riforme sociali ed economiche che servano veramente gli interessi di tutti gli Europei.